Un’assemblea globale estratta a sorte chiede alle COP di rendere permanente la voce dei cittadini
L’Assemblea globale dei cittadini, 105 persone sorteggiate in oltre 60 paesi, ha consegnato 22 raccomandazioni su cibo e clima e chiede che la partecipazione civica diventi stabile a ogni COP.
Un’assemblea di cittadini sorteggiati in tutto il mondo chiede che la partecipazione pubblica diventi una presenza fissa nei negoziati sul clima delle Nazioni Unite. Il 15 ottobre la Global Citizens’ Assembly ha presentato le sue raccomandazioni alla presidenza brasiliana della COP30, rivolgendo un appello alla presidenza della COP31, in programma ad Antalya, in Turchia, dal 9 al 20 novembre: rendere permanente la Citizens’ Track, il percorso di partecipazione civica avviato in Brasile lo scorso anno.
La Citizens’ Track è stata lanciata dalla presidenza della COP30 a Belém il 20 novembre 2025. Era stata proposta da Laurence Tubiana, tra gli architetti dell’Accordo di Parigi, dall’ex presidente della COP20 Manuel Pulgar-Vidal e da Anne Hidalgo ed Eduardo Paes, all’epoca sindaci di Parigi e Rio de Janeiro. L’obiettivo è collegare le deliberazioni locali e un’assemblea globale ai tavoli negoziali internazionali.
Secondo la proposta, i cittadini dovrebbero avere un’unità dedicata all’interno del segretariato ONU sul clima e un momento formale, a ogni COP, in cui i leader politici ricevono le loro raccomandazioni e sono chiamati a rispondere. Turchia e Australia, che guideranno insieme la COP31, sono sollecitate a garantire il futuro dell’iniziativa, che ha già il sostegno della presidenza brasiliana. «È assolutamente fondamentale mettere i cittadini al centro della governance climatica. Le voci dei molti devono essere ascoltate», ha dichiarato Alice de Moraes Amorim, direttrice di programma della presidenza della COP30.
L’assemblea ha riunito 105 persone scelte con un doppio sorteggio. Prima sono state estratte 105 località da una mappa della popolazione mondiale, dando più peso ai paesi più esposti alla crisi climatica; poi una seconda estrazione ha selezionato i membri in modo da bilanciare genere, età, istruzione, occupazione, luogo di residenza e grado di preoccupazione per il clima.
Le assemblee cittadine nascono proprio per colmare un vuoto della politica climatica: i governi negoziano con l’occhio rivolto agli interessi nazionali e alle prossime elezioni, mentre persone estratte a sorte, informate da esperti e libere dalla ricerca del consenso, riescono più facilmente a ragionare sul lungo periodo. È la tesi dello storico David Van Reybrouck, che in un’intervista a Italia che Cambia ha paragonato le COP a una riunione annuale di sindaci incaricati di governare un pianeta intero, e ha indicato nelle assemblee globali una possibile autorità democratica capace di alzare l’ambizione dei negoziati.
Anche in Italia lo strumento si sta diffondendo: sei città, da Bologna a Milano, da Trento a Firenze, hanno avviato processi deliberativi sul clima, con risultati incoraggianti ma anche limiti evidenti, come proposte accolte solo “con riserva” e poca visibilità presso la cittadinanza. Il punto, ricordano partecipanti e osservatori, è che l’efficacia delle assemblee dipende dalla volontà politica di ascoltarle: esattamente ciò che la Citizens’ Track chiede oggi alle COP.
In questo caso i partecipanti si sono incontrati online per 42 ore tra gennaio e marzo 2026, con interpretazione in 30 lingue, ascoltando scienziati, esperti e rappresentanti dell’industria. Ne sono uscite 22 raccomandazioni, ognuna approvata con almeno l’85% dei consensi.
Questa assemblea era dedicata, nello specifico, ai sistemi alimentari, tema legato alla presidenza brasiliana, che ha promosso il percorso: il Brasile è tra i maggiori produttori di cibo al mondo e custodisce ecosistemi cruciali per il clima globale. Le raccomandazioni riguardano come trasformare produzione e consumo di cibo per nutrire tutti, affrontando allo stesso tempo la crisi climatica e gli altri impatti ambientali, con approfondimenti dedicati ad agricoltura, città, salute e identità culturale.
«Molte delle azioni indicate dall’assemblea rispecchiano i nostri risultati», ha commentato Fabrice DeClerck, responsabile scientifico di EAT-Lancet, la commissione internazionale di scienziati che studia come garantire diete sane entro i limiti del pianeta. «Passare a diete sane, ridurre perdite e sprechi alimentari e produrre cibo in modo sostenibile ci permetterebbe di nutrire 9 miliardi di persone nel 2050 usando il 7% di terra in meno di oggi».
Anche dal segretariato ONU sul clima arriva un’apertura. «Le assemblee dei cittadini costruiscono la fiducia, la legittimità e il senso di appartenenza collettiva di cui le soluzioni climatiche hanno bisogno», ha dichiarato Kay Mercer, responsabile della Global Climate Action dell’UNFCCC. «La nostra prossima sfida è creare percorsi più solidi attraverso cui le raccomandazioni dei cittadini possano orientare le priorità, individuare gli ostacoli all’attuazione e contribuire a soluzioni climatiche concrete. Il segretariato dell’UNFCCC accoglie con favore queste iniziative ed è pronto a sostenerle».
«Una Citizens’ Track permanente all’interno dell’UNFCCC è qualcosa per cui continuerò a battermi», ha detto Tubiana, oggi alla guida della European Climate Foundation. «Quando si dà ai cittadini spazio e tempo per discutere tra loro, producono qualcosa che oggi manca ai governi: il sostegno dei cittadini a un’accelerazione dell’azione». Per Rich Wilson, cofondatore della Global Citizens’ Assembly, il Brasile ha aperto la porta ai cittadini e quest’anno persone di tutti i continenti l’hanno attraversata: «Ora Antalya deve decidere se quella porta resta aperta».
Tra i membri dell’assemblea c’è Anna Mbabazi, allevatrice di Fort Portal, in Uganda, che ha votato per limitare gli allevamenti industriali e, una volta tornata a casa, ha organizzato un’assemblea nella sua comunità. «Siamo noi, la gente comune, ad avere le soluzioni. Le soluzioni sono nelle nostre comunità, nelle nostre case», ha detto. Abraham Jayariyu, leader del popolo Wayúu della Guajira colombiana, ha rivendicato il ruolo dei cittadini come co-creatori: «La partecipazione non è una casella da spuntare in un protocollo. Serve a risolvere problemi».
La Global Citizens’ Assembly è promossa dalla Iswe Foundation insieme a una rete di partner internazionali. Non è la prima esperienza di questo tipo: nel 2021 una prima assemblea globale sul clima aveva accompagnato la COP26 di Glasgow. Ora la sfida è passare dalla sperimentazione a un meccanismo stabile, capace di dare ai cittadini un ruolo riconosciuto in ogni vertice futuro.





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