165 giubbotti di salvataggio per la Ocean Viking, mentre il Mediterraneo centrale vive l’anno più letale dal 2017
Grazie a una raccolta fondi della Fondazione Dude, SOS Mediterranee riceverà 110 giubbotti per adulti e 55 per bambini da usare nei soccorsi della Ocean Viking, in un anno tra i più letali per la rotta del Mediterraneo centrale.
La Ocean Viking di SOS Mediterranee avrà a bordo 165 nuovi giubbotti di salvataggio, 110 per adulti e 55 per bambini, da usare nelle missioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale. Li ha finanziati la Fondazione Dude, il ramo non profit dell’agenzia creativa milanese DUDE, con la raccolta fondi della festa organizzata il 10 settembre a Milano per i 18 anni dell’agenzia.
Può sembrare un dettaglio, ma nei soccorsi in mare il giubbotto è il primo strumento di protezione. «Quando soccorriamo un’imbarcazione in difficoltà, una delle prime cose che facciamo è distribuire giubbotti salvagente alle persone a bordo», ha spiegato Valeria Taurino, direttrice generale di SOS Mediterranee Italia. «È un gesto semplice, ma fondamentale, soprattutto quando ci sono bimbi molto piccoli, per i quali avere un giubbotto della misura giusta può fare davvero la differenza». Chi parte dalla Libia o dalla Tunisia viaggia su gommoni e barche in vetroresina sovraffollati e inadatti alla navigazione. L’organizzazione denuncia da anni che la gran parte delle persone a bordo non ha un giubbotto, e che quelli presenti spesso non rispettano alcuna norma e non tengono a galla una persona per più di pochi minuti.
Anche i bambini sono una presenza costante tra i naufraghi. Nelle due operazioni del 5 ottobre, per esempio, l’equipaggio della Ocean Viking ha soccorso 101 persone. Nella prima, in zona SAR libica, c’erano 12 bambini, quattro dei quali tra uno e quattro anni, e cinque donne incinte. Nella seconda, in zona SAR maltese, 16 minori non accompagnati. I sopravvissuti hanno raccontato di aver passato due notti in mare senza cibo né acqua, e molti avevano ustioni da carburante. Alla nave è stato poi assegnato il porto di Napoli, a circa tre giorni di navigazione.
Il 2026 è un anno particolarmente drammatico per questa rotta. Secondo SOS Mediterranee, che riprende i dati dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, tra il 1° gennaio e il 22 aprile almeno 782 persone sono morte o risultano disperse nel solo Mediterraneo centrale, oltre il 150% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. È l’inizio d’anno più letale dal 2017, e i numeri sono quasi certamente sottostimati: l’OIM tiene un database parallelo di casi segnalati ma non verificati, con circa 400 casi in più, legati soprattutto al ciclone Harry. Per l’organizzazione queste morti non sono fatalità ma il risultato di scelte politiche: il ritiro delle missioni statali di soccorso, la delega dei controlli a Libia e Tunisia e gli ostacoli posti alle ONG, dai fermi amministrativi previsti dal decreto Piantedosi all’assegnazione di porti lontani dalle zone di soccorso.
In questo contesto le navi civili sono tra le poche presenze stabili in mare e, come ricorda Taurino, anche tra i principali testimoni di quanto accade. Il soccorso però ha costi elevati: SOS Mediterranee, nata nel 2015 dalla mobilitazione di cittadini e cittadine europei, è indipendente da partiti e confessioni religiose e si finanzia soprattutto con donazioni private. «È anche grazie a iniziative come questa che possiamo continuare a essere presenti nel Mediterraneo e a salvare vite in mare», ha detto Taurino.
Per la Fondazione Dude, che ha coinvolto la propria community nella serata di Milano, fare del bene può essere anche «un atto collettivo e partecipato», come ha detto il fondatore di DUDE Davide Baldi.




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