5 Ottobre 2026 | Tempo lettura: 5 minuti

Scuola libertaria, un’altra tappa nel viaggio nella scuola che cambia

Il mese di ottobre sarà dedicato alla scuola libertaria. Dopo aver raccontato nel corso degli anni moltissimi progetti che si occupano di educazione, abbiamo deciso di concentrarci su un questo approccio didattico e pedagogico, analizzandone punti di forza ed eventuali criticità.

Autore: Daniel Tarozzi
scuola libertaria

Quando si parla di scuola il dibattito si accende, gli animi si infiammano, le posizioni si fanno nette. “I bambini sono il nostro futuro”, si affannano a dire persone molto avanti con gli anni, spesso senza figli o con figli ormai anziani loro stessi e che hanno dimenticato completamente cosa voglia dire essere bambini. Sono politici, imprenditori, manager che si riempiono la bocca di belle parole ma che sanno che l’unica cosa che conta per loro sono “la crescita economica”, il profitto, “lo sviluppo” e altre amenità del genere.

Poi ci sono i “genitori”. Quelli che difendono i figli anche quando essi compiono atti di bullismo o di manifesta maleducazione, quelli che non hai mai tempo per loro, quelli che li riempiono di regali per compensare i sensi di colpa, quelli che “ho fatto tutto per i miei figli”. Genitori che sognano la carriera, che vogliono spuntare la casella “genitore” per poter dire di averlo fatto ma che non hanno né il tempo né la voglia di dedicarsi a loro.

E poi ci sono gli altri e le altre. Donne e uomini che si interessano davvero al futuro dei bambini. A volte genitori, a volte no. A volte giovani, a volte anziani. Esseri umani che vedono un bambino per quel che è: una meravigliosa creatura ancora scarsamente contamina dal consumismo e dalla mercificazione che sogna, vive, ama, cerca affetto, esplorazione, sorrisi, apprendimento, futuro.

Scuola libertaria

Tutto questo preambolo per dirvi che questo mese, su Italia che Cambia, parliamo di scuola e in particolare di scuola libertaria – anche se in questo caso l’idea di “scuola” probabilmente è un po’ diversa da quella comunemente diffusa. Ma soprattutto parliamo di loro, dei bambini, dei loro genitori, degli adulti che accompagnano il loro percorso educativo, di istruzione e di chi si sta interrogando su come crescere esseri viventi liberi, autonomi, portatori e portatrici di un senso critico, di domande, di sogni, di desideri, di possibilità.

Come sempre in Italia, l’opinione pubblica si spacca. C’è chi si esalta per qualsiasi approccio alternativo “in quanto tale”, chi rivendica con passione il ruolo della scuola pubblica come necessario e vitale e non accetta che il “modello unico” di scuola venga messo in discussione, chi è per la scuola privata, chi vuole cacciare i migranti in ghetti poco visibili, chi pensa che la scuola sia ormai inutile perché “tanto non c’è lavoro”, chi si angoscia di fronte ai “casermoni” e alle “classi pollai”.

In verità, molte di queste posizioni sono per noi condivisibili. Ad esempio, rivendichiamo con forza il senso profondo della scuola pubblica, che dia a ogni bambina e bambino uguali possibilità e uguali strumenti. Comprendiamo allo stesso tempo, la sacrosanta esigenza di un genitore di scegliere un modello educativo che vada incontro alla sua visione del mondo e che non accetti – ad esempio – che un bambino venga educato a pensare da “suddito”, da “consumatore” o che magari rivendica una scuola realmente laica, aperta e apribile. Comprendiamo bene chi insiste e propone modelli di outdoor education che mostrano e dimostrano come il crescere in Natura sia fondamentale per un corretto sviluppo di una persona.

I “bambini lo si sa, sono il nostro futuro”… e allora smettiamo di parlare di futuro ed entriamo nel presente

Su Italia che Cambia in questi anni abbiamo parlato tantissimo di scuola. Fin dal mio primo viaggio in camper, scuole all’aperto, scuole montessoriane o steineriane, scuole senza zaino, modello finlandese – solo per citarne alcune – sono state tra le storie che abbiamo scelto di raccontare. Abbiamo spesso riflettuto sul tema dell’home schooling, della scuola parentale, ma abbiamo anche condotto con immensa gioia e sorpresa un viaggio nella scuola che cambia che ci ha portato a scoprire decine di modelli diversi di scuole primarie e secondarie, persino all’interno della scuola pubblica.

Abbiamo dato spazio a presidi che rivendicavano un ritorno alla terra, al cibo fatto in casa, al riciclo. Spazio a maestri di strada, a scuole per migranti, a percorsi educativi radicali e innovativi. Tramite i link di questo articolo potrete recuperare molti nostri articoli e video, ma anche facendo un giro nei nostri archivi potreste scovare davvero decine di storie di questo tipo. Un aspetto che mi e ci ha sempre affascinato è però rimasto fuori fino a oggi dalla nostra indagine. Quello delle scuole libertarie, degli approcci che le muovono, delle difficoltà e delle sfide che gli stanno dietro, del tipo di educazione che prevedono, del tipo di coinvolgimento richiesto a bambini, genitori, formatori, cittadini.

E di questo dunque che parleremo questo mese nel nostro filone tematico. I “bambini lo si sa, sono il nostro futuro”… e allora smettiamo di parlare di futuro ed entriamo nel presente. Proviamo ad accovacciarci a terra con loro, ascoltiamo le loro parole, osserviamo da vicino i loro sguardi, tocchiamo le loro manine e impariamo nuovamente a stupirci, a metterci in discussione, a educarci ed educare alla libertà, alla responsabilità, alla gioia.