Il giardino edibile: quando bellezza e nutrimento tornano insieme
Il giardiniere Stefano Passerotti racconta il giardino edibile: uno spazio in cui fiori, foglie e frutti tornano a essere anche nutrimento, senza separare bellezza e utilità.
Quando si parla di giardino edibile – cioè commestibile – spesso si pensa all’orto. A uno spazio separato, destinato alla produzione di cibo, diverso dal giardino ornamentale, dove invece mettiamo le piante “belle”. Ma questa separazione è più culturale che naturale. Un giardino edibile non è semplicemente un orto messo dentro un giardino. È un luogo in cui bellezza e nutrimento tornano a stare insieme. Una fioritura può essere osservata, annusata, lasciata agli insetti e, in alcuni casi, anche raccolta.
Un fiore, una foglia o un frutto possono avere più funzioni nello stesso tempo. Molte piante che consideriamo solo ornamentali sono anche commestibili. Mi spingerei a dire che lo sono quasi tutte! E molte piante che associamo soltanto al cibo sono, in realtà, bellissime. Abbiamo costruito una distanza tra ciò che nutre e ciò che decora, tra ciò che si guarda e ciò che si mangia. In natura questa distanza è molto meno netta.
Un giardino senza forzature
Per parlare di edibilità bisogna partire da una condizione: un giardino edibile deve essere un giardino naturale, dove non si usano prodotti chimici e dove la pianta non viene forzata continuamente. Se spruzziamo prodotti sulle piante, se interveniamo appena vediamo una macchiolina gialla o una foglia mangiata da un insetto, non stiamo più parlando davvero di un giardino da cui possiamo attingere con fiducia. Lo stesso vale quando usiamo fertilizzanti liquidi nell’impianto di irrigazione. L’edibilità comincia dal non abuso di chimica, di acqua o di altri interventi correttivi.

Una pianta sana, messa nel luogo giusto, nel terreno giusto e con la giusta esposizione, è più forte. Spesso le piante vengono attaccate quando sono deboli, come accade anche a noi esseri umani. Una rosa messa in un luogo inadatto, magari troppo in ombra o in mezz’ombra, diventa più fragile. Al contrario, una pianta nata e cresciuta nel suo habitat, nella sua terra, con la sua luce e la sua ombra e magari i “giusti compagni di viaggio” ha una forza diversa. Anche nel giardino edibile quindi non si tratta di aggiungere piante commestibili a caso. Si tratta di capire il luogo, osservare cosa può vivere bene lì e quali piante possono condividere lo stesso spazio. E imparare cosa è commestibile e in che forma.
Fiori, foglie, frutti
L’edibilità di un giardino può arrivare dal fiore, dalla foglia, dal frutto. Penso al nasturzio, con il suo colore acceso e quel sapore leggermente piccante, frizzante, che può essere mangiato crudo. Penso alle begonie, alle zinnie, alle rose, ai fiori di acacia, che un tempo erano anche una risorsa alimentare. Penso ai petali del geranio, alle punte della vite quando sta per germogliare, al luppolo.
Se andiamo in alcuni mercati multietnici, vediamo foglie, erbe e varietà vegetali che molti di noi non conoscono più. Fino a pochi decenni fa l’edibilità delle piante spontanee, dei fiori e di alcune parti giovani delle piante era molto più presente nella vita quotidiana. Poi il mercato ha cominciato a separare: da una parte la pianta bella, dall’altra quella più utile. Da una parte il giardino, dall’altra l’orto. Ma questa separazione non è inevitabile. Un melograno o un nespolo sono belli e danno frutti. Un melo, un pero o un ciliegio, nel pieno della loro produzione, possono nutrire molte persone e allo stesso tempo costruire paesaggio, ombra, fioritura.
Lo stesso spazio, più vite
Un giardino edibile insegna anche a usare lo spazio in modo diverso. Non sempre serve dividere tutto in settori rigidi. In passato, per esempio, negli oliveti in Toscana si coltivava il giaggiolo tra i filari degli olivi. Il giaggiolo aveva un suo tempo di raccolta, poi veniva tagliato basso e, quando arrivava il momento di raccogliere le olive, non ostacolava il passaggio. Nello stesso spazio si ottenevano due raccolti in momenti diversi.

Questo è un principio importante. Piante diverse possono condividere lo stesso luogo perché hanno tempi diversi. Una fiorisce prima, un’altra dopo. Una si raccoglie in un periodo, un’altra in un altro. Lo spazio può essere condiviso, se lo osserviamo bene. Qui entra anche il tema della “magnetizzazione delle piante”, parola che uso per raccontare la capacità di alcune piante di vivere bene insieme, proteggersi e sostenersi. La natura mostra quali piante possono convivere. Il nostro compito è osservare e imparare. Un giardino edibile, da questo punto di vista, può diventare più ricco e più stabile.
Anche in un balcone
Non tutti hanno un grande giardino. Ma il principio vale anche in piccolo. In un balcone, in un terrazzo, in qualche vaso, si può iniziare da piante semplici: nasturzio, piante aromatiche, gerani edibili, piccoli frutti dove possibile. La cosa importante è scegliere piante capaci di stare bene nel clima e nell’esposizione che abbiamo.
Non basta comprare una pianta perché è bella nel momento in cui la vediamo. Bisogna chiedersi dove la mettiamo, quanto sole riceverà, di che terra ha bisogno, come è stata coltivata. Bisogna anche capire se possiamo raccogliere qualcosa senza impoverirla. Un giardino edibile, quindi, non è un catalogo di piante commestibili, ma un modo diverso di guardare il verde. Ci ricorda che una pianta può essere bella e utile, che un fiore può nutrire un insetto e anche noi, che un frutto può essere cibo ma anche paesaggio, memoria, ombra, stagione.
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